All’interno del nostro blog abbiamo già parlato dei vari ingredienti della birra e di quanto il luppolo – Humulus Lupulus – sia fondamentale non solo per il suo sapore, ma anche per le sue proprietà organolettiche. Oggi parleremo del luppolo selvatico: vedremo che cos’è, come viene utilizzato e come può essere utilizzato con la birra.

Che cos’è il luppolo selvatico

Il luppolo selvatico è una erba selvatica infestante che cresce spontaneamente sui margini dei fiumi, nei boschi, tra i rovi e nelle siepi. A seconda della regione italiana, questa pianta ha diversi nomi: bruscandolo in Veneto, vartìs in Emilia Romagna e asparagina in Lombardia. Nel Cilento, un’area della Campania meridionale è chiamata anche viticedda. E’ una pianta perenne che può raggiungere anche i 7 metri di altezza e i suoi fiori sono di un colore verde molto caratteristico.

Si consumano le cime del luppolo selvatico che vengono raccolta alla fine della primavera ed utilizzati in cucina allo stesso modo dell’asparago, molto più popolare. Anche sulle cime del luppolo selvatico tuttavia esistono tantissime ricette da provare tipiche della tradizione di molte regioni italiane.

Appartiene alla famiglia delle cannabinacee proprio come il luppolo selezionato e coltivato, che viene utilizzato per la birra. Tuttavia queste due specie sono tra di loro molto differenti. La coltivazione del luppolo selvatico generalmente non viene praticata, dato che si tratta di una pianta infestante molto abbondante in determinati tipi di ambienti.

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Proprietà e benefici del luppolo selvatico

Le proprietà del luppolo selvatico sono molto note in erboristeria. Le cime di luppolo, chiamate in Campania anche asparagi selvatici, apportano grandi benefici al nostro organismo: sono diuretiche, lassative, tonificanti, purificano il sangue e sono un ottimo depurativo naturale per il fegato.

Non contengono glutine e sono ottime anche per chi segue regimi alimentari ipocalorici o diete, visto che contengono pochissime calorie. Vanno consumate con moderazione ed evitate dalle donne in gravidanza. Tra le controindicazioni nausea e vertigini. Attenzione quindi a non abusarne.

In Italia esistono diversi trattati, alcuni risalenti anche al ‘500, sull’uso del luppolo selvatico a scopo medico o nella pratica erboristica. Si pensava addirittura curasse le melanconia, tanto che nell”800 si avviarono delle piantagioni utilizzando proprio alcune specie di luppolo selvatico italiano.

Luppolo selvatico e birra – che rapporto c’è?

In Italia il luppolo ha sempre proliferato in abbondanza grazie alla favorevoli condizioni climatiche, ma l’utilizzo non è stato consentito il suo uso per la produzione della birra. Questo perché l’Italia non aveva quote nella Comunità Europea.

Grazie ad una collaborazione con l’univerisità di Parma è nata la start up Italian Hops Company, nata nel 2014, che  ha come obiettivo la produzione di luppolo e la creazione di una varietà italiana. E’ molto difficile sviluppare una specie italiana perché il luppolo selvatico non ha i livelli di amaro di quelli tedeschi selezionati da anni di birrificazione. Ecco la ragione per cui si continua a sperimentare e ricercare un aroma unico italiano.

Il luppolo selvatico e la ricerca italiana

A Cibus, il Salone Internazionale dell’Alimentazione che si è svolto a Parma dal 9 al 12 maggio, si è tenuto il seminario “Luppolo italiano, coltivando la rivoluzione”, organizzato da Birra Nostra, società che si occupa di promuovere e diffondere la cultura della birra artigianale in Italia. Al seminario sono intervenuti Eugenio Pellicciari di Italian Hops Company e Tommaso Ganino, ricercatore del Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Parma.

Quasi nessun birrificio italiano usa luppoli italiani ma solo quelli prodotti negli Stati Uniti, in Slovenia, in Germania e Inghilterra. Finalmente però si sta completando la filiera della produzione della birra con la coltivazione del luppolo, a Marano sul Panaro (MO) la giovane azienda di Pellicciari, nata come spin off di un progetto di ricerca dell’Università di Parma, è la prima in Italia a coltivare luppolo italiano su un terreno di due ettari e mezzo.

Tommaso Ganino lavora su un progetto di ricerca per la selezione dei genomi di luppolo italiano con le migliori caratteristiche organolettiche. Si è osservato che i luppoli esteri adattati al territorio italiano sono più speziati e fruttati, alla stregua di quelli Americani. Si può ipotizzare che in futuro i luppoli  saranno caratterizzati dalla grande speziatura, visto che questa pianta solo in Italia produce una variante del composto selinene con questa proprietà.

Il 15 e il 16 di luglio 2016, a Marano sul Panaro in occasione della Festa del Luppolo, il team presenterà anche i risultati della ricerca accennati al cibus.

La strada per avere una birra 100% ‘made in Italy’ è lunga, ma è già inziato, e noi dobbiamo farne parte…